Sessualità & Piacere: Una prospettiva Gestalt Analitica

Sessualità & Piacere: Una prospettiva Gestalt Analitica

A cura di Francesca Fulceri e Brunella Speranza

Le Autrici da più di vent’anni si occupano di tematiche inerenti la sessualità integrando le proprie competenze di psicoterapeute ad orientamento Gestalt Analitico, rivolto all’individuo e al gruppo, con quelle in Sessuologia Clinica.

In questo articolo proponiamo alcune riflessioni sul tema della sessualità e del corpo, quindi, del vissuto corporeo in relazione al piacere sessuale.
Nel 1869 gli studi di Von Krafft-Ebbing in Psycopathia sexualis approfondirono la sessualità perversa e deviante ma solo successivamente, con i contributi di Albert Moll, Havelock Ellis, Freud e Reich, la psicologia iniziò a volgere la sua attenzione alla sessualità umana, evidenziando che ciò che differenzia la sessualità normale da quella patologica riguarda gli aspetti quantitativi invece che qualitativi.
Nel 2006 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ridefinisce la Salute Sessuale “uno stato di benessere fisico emotivo mentale e sociale legato alla sessualità, non è semplicemente l’assenza di malattia, disfunzione o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenze. Perché la salute sessuale venga raggiunta e mantenuta, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati protetti e soddisfatti”.

L’affermazione che la salute sessuale non consiste unicamente nell’assenza di malattia segna una conquista sia per gli uomini ma soprattutto per le donne, in quanto finalmente viene data importanza alla soddisfazione e al piacere sessuale, attraverso il quale ricerchiamo l’incontro con l’altro/a e l’incontro con il piacere dell’altro incarnato nel corpo.
In questo contesto storico-culturale, la moderna sessuologia ha orientato il suo interesse alla soddisfazione sessuale, al piacere sessuale, all’orgasmo, alla sessualità libera da tabù e dalla finalità esclusivamente riproduttiva, complici anche l’ampliamento degli strumenti contraccettivi, gli studi clinici rivolti all’uomo e, principalmente, agli aspetti psico-fisiologici della risposta sessuale della donna.
In particolare, per quanto riguarda l’orgasmo femminile, il superamento della dicotomia tra orgasmo clitorideo, più infantile, e orgasmo vaginale, più adulto, ha rinnovato l’idea di orgasmo mortificato e generatore di vergogna nella odierna concezione di orgasmo delineando, così, lo status contemporaneo ed emancipato di libertà sessuale della donna che fino a poco tempo fa era rinnegato e contrapposto in modo semplicistico alla preponderante virilità maschile.

Tuttavia, ad oggi, consapevoli che il corpo femminile è un corpo vivo che esprime libera energia grazie al piacere sessuale, si riscontrano ancora delle differenze tra uomini e donne in tema di soddisfazione e orgasmo.
A tal proposito, la ricerca del Kinsey Institute dell’Università dell’Indiana negli Stati Uniti, pubblicata su Science Medicine, ha rappresentato quanto ancora sia complesso per le donne, soprattutto etero, raggiungere l’apice del piacere.

La ricerca condotta su un campione rappresentativo di adult* statunitens*, 24.752 adulti di età compresa tra 18 e 100 anni raccolti in 8 indagini trasversali tra il 2015 e il 2023 ha evidenziato che le donne eterosessuali, di ogni fascia d’età, hanno meno orgasmi di chiunque altro. Gli uomini riportano tassi di orgasmo che variano dal 70% all’85%, mentre per le donne i tassi si attestano tra il 46% e il 58%. Questo divario di circa il 22%-30% suggerisce una persistente disuguaglianza nella soddisfazione sessuale. Gli/le adult* più anziani tendono a riportare, una migliore comprensione dei propri bisogni sessuali, suggerendo che l’età può migliorare la soddisfazione sessuale personale, ma non elimina il divario di genere.

Questa differenza è stata denominata “orgasm gap” ed è il divario più stabile nel corso della vita adulta di una donna. Inoltre, ha mostrato anche sfumature diverse tra i diversi gruppi etnici e di orientamento sessuale. Le donne ispaniche, ad esempio, riportano tassi di orgasmo più elevati rispetto ad altri gruppi etnici, mentre le donne asiatiche hanno i tassi più bassi. Nelle relazioni omosessuali, lo studio ha rilevato che il divario dell’orgasmo tende a essere meno pronunciato. Le coppie lesbiche, in particolare, mostrano tassi di orgasmo più elevati e più uniformi rispetto alle loro controparti eterosessuali. Questo potrebbe essere dovuto a una maggiore attenzione alla stimolazione del clitoride e a una comunicazione più aperta riguardo alle preferenze sessuali.

Sebbene come psicoterapeuti siamo consapevoli che vi siano motivazioni individuali legate alla storia di ogni persona, possiamo supporre dalla nostra esperienza clinica che esistano altresì delle macroaree che influenzano il rapporto con il piacere. Grande importanza, ad esempio, riveste il ruolo dell’educazione sessuale che spesso non descrive adeguatamente l’anatomia e la fisiologia femminile, né la varietà di pratiche sessuali che possono portare al piacere femminile. Molte donne e uomini, infatti, sono poco informati su come soddisfare i bisogni sessuali femminili. Inoltre, le norme di genere tradizionali spesso mettono l’accento sulla soddisfazione sessuale maschile mentre sussiste ancora una pressione culturale per le donne nel compiacere i loro partner maschili, a volte a scapito
del proprio piacere enfatizzando, così, una sessualità penetrativa che non sempre è il modo più efficace per le donne stesse di raggiungere l’orgasmo. La maggior parte delle donne, infatti, richiede la stimolazione del clitoride che può essere insufficiente durante il solo rapporto penetrativo.

In tale ottica e come psicoterapeut* Gestalt Analitici e Psicosessuologi, lavoriamo anche con il processo psicocorporeo per mettere in luce quei temi che i/le pazienti rappresentano attraverso la sintomatologia nel corpo e nella psiche rileggendo, dunque, il sintomo come simbolo di una realtà più complessa. Accade, infatti, che emozioni perturbanti come la rabbia, il dolore, la tristezza, emergano da uno sfondo dove il piacere, l’eros, ovvero, ἔρως (ὁ) (eros (ho), l’amore), risultano spesso inaccessibili.

Riteniamo, inoltre, necessario dare ascolto ad uno sfondo transgenerazionale dove i tabù e l’educazione sessuale insufficiente contaminano il rapporto con il piacere e la sessualità nel qui ed ora, e dare importanza allo sfondo psichico, agli aspetti simbolici, al mondo onirico, alla capacità relazionale, di contatto e al modo di stare nel mondo che ognuno porta nel campo relazionale, all’immagine e alla funzione immaginale del/lla paziente.

L’immagine, infatti, riveste per noi Gestalt Analitici un importante ruolo terapeutico mediatore, un ponte di connessione tra i contenuti approdati alla coscienza e quelli che ancora non lo sono, un contenitore di incongruenze capace di “tenere insieme” le polarità.
Ingrid Riedel scrive “Come tutti i simboli le immagini sono in grado di generare gli opposti e dunque generano un significato” e aggiunge “La rappresentazione spaziale che proiettiamo sul piano di un’immagine è comunque allo stesso tempo fondata sul nostro corpo, sulla nostra esperienza e sul modo di orientarci nello spazio” (Riedel, 2024 p. 20, p. 49).
Le immagini, come sostiene Bianca Garufi (1994) hanno il potere di riportare alla nostra realtà, episodi lontani nello spazio e nel tempo rendendoli fruibili, reali e, di conseguenza, incarnabili e narrabili all’altro e a noi stessi grazie al lavoro corporeo che facilita il processo di integrazione (fulceri et. al.,2016). La sottrazione all’interscambio immaginale o concreto che sia, impedisce all’individuo di muoversi genuinamente nel suo campo relazionale dove il piacere rappresenta una forma collettiva di appartenenza al processo di contatto.
Pertanto, il processo terapeutico ricostruisce una nuova narrazione identitaria in una visione olistica (circolare unitaria) che racconta e rende esplicito come un corpo sintomatico possa manifestare il miglior adattamento disfunzionale che il/la paziente ha attivato per salvaguardare la propria sopravvivenza, offrendo anche la possibilità di ricostruire modalità differenti e più funzionali che consentono la ricerca del piacere, la stima di sé, l’amare, il sentirsi amati e vitali. E può accadere poiché un corpo sessuale gratificato è un corpo relazionale che contagia e si contagia in quanto, la soddisfazione sessuale, in un’ottica circolare della risposta sessuale, è determinante per predisporci ad un successivo incontro sessuale divenendo, così, un potente riattivatore del desiderio sessuale e,
quindi, del desiderio vita.

Autrici

Francesca Fulceri: Psicologa, Psicoterapeuta ad orientamento Gestalt Analitico individuale e di gruppo, Sessuologa, Comitato Direttivo AIGA (Associazione Italiana Gestalt Analitica), Docente Master in Sessuologia, Referente Gruppo di Studio Sessuologia IGA. Autrice di vari articoli sulla Sessuologia Clinica e Gestalt Analitica, relatrice a vari convegni. Vive e lavora a Roma

Brunella Speranza: Psicologa, Psicoterapeuta ad orientamento Gestalt Analitico individuale e di gruppo, Sessuologa, Comitato Direttivo AIGA (Associazione Italiana Gestalt Analitica), Docente Master in Sessuologia. Autrice di vari articoli sulla Sessuologia Clinica e Gestalt Analitica, relatrice a vari convegni. Vive e lavora a Roma

Bibliografia

  • Fulceri F., Rondinelli S., Spennato R., Speranza B., Viccaro M.C., Vitiello S. (2016), “L’approccio Gestaltico Analitico alla Sessualità”, Psicobiettivo, Rivista Quadrimestrale di Psicoterapie a Confronto, Maggio-Agosto. ISSN 0392-2952. Franco Angeli, Roma, p. 45
  • Garufi B. (1994) “Sull’immagine” Sognando con le mani, il gioco della sabbia nella terapia analitica dell’adulto, Rivista di Psicologia analitica n° 50, Marsilio Editori, Venezia
  • Gesselman, A.N, Bennett-Brown, M, Dubé, S, Kaufman,E., M, Campbell, J.T, Garcia, J,R, (2024) “The lifelong orgasm gap: exploring age’s impact on orgasm rates“, Sexual Medicine, 12, http://doi.org/10.1093/sexmed/qfae042
  • Kepner J. I. (1997), “Body Process. Il lavoro con il corpo in psicoterapia”, Franco Angeli, Milano.
  • Riedel I. (2024), “L’anima dell’immagine. Elementi interpretativi nell’arte e nella psicoterapia”, Edizioni Magi, Roma.