Le terapia della Gestalt con le disfuzioni sessuali

Le terapia della Gestalt con le disfuzioni sessuali

La terapia della Gestalt è stata fortemente influenzata dalla psichiatria anti-istituzionale e dalla fenomenologia e ha una visione non medicalizzante della sofferenza.

La terapia della Gestalt è stata fortemente influenzata dalla psichiatria anti-istituzionale e dalla fenomenologia e ha una visione non medicalizzante della sofferenza.

Ad oggi il sintomo sessuale viene definito come una “disfunzione”, dando di fatto un valore negativo ad un evento che ci distoglie da un nostro compito. Eppure il disturbo fa anche qualcosa di creativo, cioè è una soluzione ad un problema di cui è importante riprendersi la responsabilità. Il nostro lavoro è fare emergere a cosa serve e quale aspettativa inconsapevole il disturbo soddisfa.

In termini più scientifici, il concetto di “disfunzione” è interpretato come un’etichettatura negativa che attribuiamo a comportamenti o esperienze che si discostano dalle nostre aspettative o obiettivi personali. Tuttavia, dal punto di vista della Gestalt, tali “disturbi” assumono una valenza creativa: rappresentano cioè soluzioni innovative a problemi sottostanti, riflettendo tentativi dell’individuo di adattarsi alle proprie condizioni di vita. L’obiettivo terapeutico diviene, quindi, quello di decodificare e comprendere la funzione sottostante al disturbo, ovvero identificare le aspettative inconsapevoli che il comportamento disfunzionale mira a soddisfare.

Nell’ambito della Sessuologia della Gestalt, le cosiddette “disfunzioni sessuali” sono considerate, in gran parte dei casi, non come patologie ma piuttosto come “adattamenti creativi” dell’individuo alle sue circostanze. Questa prospettiva si inserisce all’interno di una visione psicopatologica non convenzionale, fortemente influenzata dalle correnti della psichiatria anti-istituzionale e della fenomenologia, caratterizzata da un approccio non medicalizzante alla salute mentale.

Attraverso questo processo, si incoraggia l’individuo a riappropriarsi della responsabilità per le proprie azioni e per le strategie di adattamento adottate, favorendo un’indagine approfondita delle dinamiche personali e ambientali che contribuiscono alla manifestazione del sintomo. Questo approccio promuove un’integrazione consapevole delle esperienze soggettive, spostando il focus dalla patologizzazione del sintomo alla valorizzazione delle capacità di auto-regolazione e di risposta creativa dell’individuo alle sue sfide esistenziali.

Ad esempio l’eiaculazione precoce impedisce alla persona di prolungare il rapporto, ma assolve nella coppia una funzione specifica che verrà esplorata nella consulenza, allo scopo di ritrovare un dialogo con l’altr*.

“Il mio pene non si inturgidisce”, “la mia vagina non si lubrifica”, “il mio ano resta contratto”: sono esempi di esperienze di rifiuto espresso con il corpo e sostenute dalla nostra cultura. A queste esperienze bisogna dare senso e parola affinché la persona possa trovare strategie e comportamenti più dialogici per comunicare il proprio disagio nella relazione con l’altr*.